Visualizzazione post con etichetta Yogatheatre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Yogatheatre. Mostra tutti i post

venerdì 2 giugno 2017

Yogatheatre gratuito per i bambini sabato 10.Giugno 2017

Insegno ormai da anni ai bambini yoga e yoga abbinato al teatro, nelle scuole e nei corsi privati. Adoro stare a contatto con un mondo dell'infanzia che si appassiona allo yoga facendoti domande, un mondo dove nulla viene mai dato per scontato, tutto è diretto, giocoso e franco. Un bambino che si annoia, che distoglie la sua attenzione per me rappresenta uno stimolo ad interrogarmi: dove e per quale motivo la mia proposta non ha più funzionato? In questo mi è stato maestro il pensiero del meraviglioso Bruno Munari il quale sosteneva che se la tua proposta è originale e fantasiosa, dopo un po', sarà il bambino stesso a venire da te, a farti domande, partecipando spontaneamente alla tua attività. Quante volte ho potuto verificare di persona, in classe, questa verità.
I bambini ci osservano e apprendono per lo più da ciò che vedono, da ciò che sperimentano in prima persona e non tanto da ciò che diciamo. Si fanno una loro personalissima idea creativa, come quella sullo zen. Nel 2014, nella quarta classe elementare di Gardone Riviera dove insegnavo yoga, lo zen venne interpretato così:  Lo zen è un detto che dice quando lavo i piatti lavo i piatti, quando cucino cucino, quando dormo dormo.

Sabato pomeriggio 10.Giugno 2017 propongo nel cortile della biblioteca di Salò un percorso di Yogatheatre gratuito partendo dalla lettura animata del testo di Jaques Prévert Il teatro della Luna. Sarà un immenso piacere condividere, con le giovane anime che parteciperanno, un viaggio nel mondo dello yoga con il saluto al sole - Surya Namaskar,  il saluto alla luna - Chandra Namaskar e del teatro. E' richiesta la prenotazione in quanto i posti sono limitati. Vi aspetto -  Let's go Kid's Summer Yoga!


domenica 5 febbraio 2017

Yoga e Teatro


Yogatheatre  

La postura incide sugli stati d’animo e viceversa




Lo stimolo per questa considerazione è dato da un trafiletto apparso sul Brescia Oggi in data odierna: La postura corretta è un’arma in più contro la depressione (pg 68).
Si tratta di uno studio eseguito dall’università di Auckland su un campione di 61 persone (l'articolo purtroppo non fornisce le fonti della ricerca). Scopro che i risultati dello studio eseguito saranno resi pubblici nel marzo del 2017.[1] 
Una delle conduttrici del test, la dottoressa Elisabeth Broadbent, descrive l’origine della ricerca su postura e lievi stati depressivi: “Il motivo per cui mi sono imbattuta in quest’argomento è che un giorno stavo camminando lungo la strada, sentendomi un po’ triste dopo una brutta giornata. Ho notato che stavo camminando con le spalle curve e guardando a terra. Ho sollevato lo sguardo, sistemato le spalle, e subito mi sono sentita meglio ". [2]
Questa considerazione ha portato la dottoressa a ipotizzare che potesse funzionare anche per altre persone. Da qui il test conseguito su 61 persone affette di un lieve o moderato stato depressivo. Il gruppo in generale presentava una postura con spalle cadenti e schiena curva. Durante l’esperimento, a metà dei partecipanti è stato concesso di sedere nella postura abituale ricurva, mentre all’altra metà è stato richiesto di sedere con la schiena dritta, di guardare dritto davanti, far scendere le spalle e roteare le scapole indietro e in basso in modo da aprire il torace. Dopo aver sottoposto i due gruppi a vari test in cui la soglia di stress saliva, è emerso la riduzione del senso di affaticamento e l’aumento di entusiasmo nelle persone sedute in una postura corretta.
Il pensiero vola al teatro poiché nel cercare di interpretare una persona triste, o lievemente depressa, è possibile indagare il personaggio mettendosi da subito in una posizione con le spalle ricurve, la schiena crollata e lo sguardo basso. Siffatta posizione farà emergere pian piano nell’attore la possibilità di indagare uno stato d’animo pesante, poco gioioso e piuttosto cupo. Nel teatro si può procedere dunque all’inverso. Una posizione meramente fisica, tenuta per un considerevole lasso di tempo, potrà far emergere un mondo emotivo, uno stato d’animo preciso.
Danio Manfredini, meraviglioso interprete teatrale, era solito farci scegliere posizioni prese dall’arte pittorica o dal mondo delle sculture. Immobili per un tempo indefinito nell’atteggiamento plastico, si ascolta e si osserva il lento assurgere di sensazioni e mondi emotivi originati semplicemente dallo stare fermi in un gesto preciso congelato.
Teatro chiama Yoga. Il ricordo va ad Antonella Barbieri, la mia prima insegnante di yoga, mentre, tantissimi anni fa, affermava “Lentamente, vi assicuro, Virabhadrasana (posizione del guerriero) e le altre posizioni yoga agiranno sul vostro mondo interiore, facendovi acquisire maggiore coraggio, fiducia in voi stessi e consapevolezza”.
All’epoca sorridevo tra me e me pensando: “Figuriamoci!”. Oggi dopo quasi una trentina di anni di yoga dico sì, è così. L’ho sperimentato in prima persona. Sono convinta che una postura corretta possa essere un’arma in più contro uno stato lieve di depressione.

[1] Upright posture improves affect and fatigue in people with depressive symptoms, Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry, Volume 54, Issue null, Pages 143-149, Carissa Wilkes, Rob Kydd, Mark Sagar, Elizabeth Broadbent.
[2] Traduzione mia da www.psychologytoday.com/blog/minding-the-body/201701/good-posture-may-ease-symptoms-depression.






venerdì 8 gennaio 2016

YOGATHEATRE: UN INCONTRO ANTICO

Nel Yogatheatre questi due ambiti – Yoga e Teatro - si incontrano giocando di rimandi l’uno all’altro. L’attore,  per poter interpretare le tematiche dell’umano,  indaga profondamente se stesso e le vicissitudini esistenziali. Il praticante entra in profondo contatto con se stesso e il creato che lo circonda. Finora lo yoga è stato messo per lo più “al servizio” del training teatrale per ampliare le risorse sul piano mentale e fisico degli attori.

In questa specifica accezione, invece, si dà spessore e valore allo scambio. Si indagherà quanto il teatro contribuisce a portare nello yoga un’ottica diversa per riscoprire, o scoprire per la prima volta, la storia che può celarsi dietro la sequenza di Suray Namascar – Il saluto al sole.

Un energetico scambio basato sull’unicità di ciascuna delle due discipline e sull’altrettanta favolosa unicità di ogni persona.

In questo processo di continue mutazioni, il lavoro sulle sequenze canoniche dello yoga potrà fare leva sulla fantasia del praticante chiamato a narrare una storia in armonia con le posizioni yogiche; allo stesso tempo il praticante yoga imparerà le tecniche teatrali per calarle nella sua pratica yogica quotidiana.

Suray Namascar, il saluto al sole, diventa in questo modo il racconto della ricerca di un'unione tra tutti i vari stadi rappresentati nella sequenza.
Racconterà della storia dell’uomo a cui viene data la possibilità di ripercorrere il suo stadio di minerale (tadasana) fino ad arrivare al sole.