venerdì 4 marzo 2016

KIMARTHAM – Atto secondo - Perché pratichi yoga?


Kimartham - Perché  in sanscrito
  
Il testo che segue mi è arrivato via email dopo la domanda da me posta in sala all’inizio della lezione yoga. Perché pratichi yoga?
La domanda è rimasta sospesa, aleggiava sulla pratica delle asana, si continuava a respirare nell’aria nonostante nessuno avesse dato una risposta, nessuno aveva sentito quella sera il bisogno o l’esigenza di rispondere. 
Domando per stimolare, non tanto per ricevere una risposta immediata e forse nemmeno per ricevere una risposta in generale.
Passano i giorni ed ecco che arriva inaspettatamente un messaggio sul cellulare: “Lina mi dai la tua email? Voglio rispondere per iscritto alla tua domanda”. 
Marta pratica yoga da circa 4 mesi. Marta dal volto fresco e curioso di giovane donna, si è voluta confrontare con questo KIMARTHAM. Ha accettato di condividere il suo pensiero prima in sala e poi qui in rete. Pubblico il  testo integralmente, con il suo permesso. 

Faccio yoga perché ho capito che dovevo prendermi dello spazio per me, per l’ascolto del mio corpo, per dargli importanza, perché lui è più vero della mia mente.. quella a volte mi prende in giro senza che neanche io me ne accorga. Il corpo no, è più libero, e per questo merita la stessa consapevolezza e lo stesso ascolto che do alla mia mente. I due devono comunicare, non possono stare distanti e separati. Si creano dei blocchi che non fanno fluire il giusto “traffico”.
La nostra società vuole uomini e donne perfette con corpi perfetti e l’unicità della persona viene tralasciata. Tanti cercano un maestro da cui imparare: prima lo cercano, deve essere quello giusto per loro affinché possano fidarsi, e poi vorrebbero affidargli la loro vita in mano:
 “Caro maestro, insegnami la strada, fammi vedere dove hai trovato la luce, porta anche me, ti sarò fedele e riconoscente”. 
Ma le cose non vanno così, non esiste LA STRADA, non c’è giusto e sbagliato, la strada giusta è la nostra, quella che pazientemente troviamo noi, quella che costruiamo giorno per giorno, senza esattamente sapere dove ci porterà. La vita è così misteriosa, imprevedibile. Ci spaventa, vorremmo delle sicurezze e invece non ce ne sono. Allora, una volta capito questo, ci rimane di essere felici e grati a noi stessi, e tendere all’ascolto. Ci vuole coraggio ad ascoltarsi e ad ascoltare, si scoprono cose che non si vorrebbero sapere, che sono dolorose, ma quelli siamo noi, e quelli sono gli altri nella loro complessità! Forse LA STRADA può essere quella di conoscersi.
Lo yoga mi aiuta a trovare la dimensione di vivere il presente, la dimensione della condivisione, dell’ascolto. Quando inizia la lezione e si parte con l’om tutto il resto viene chiuso fuori, non importa più nulla, il tempo non esiste più, siamo solo noi. E io mi sento in una grotta sicura. Ci sei tu e le tue campane, adoro quelle vibrazioni che fanno vibrare anche me, starei ore ad ascoltare. Mi piace quando ci accompagni in savasana, la tua voce è calda, vicina e presente. Sussurrata. 
Il corpo entra nella terra, dopo essersi allungato, dopo avermi parlato, tirato, bruciato, e il mio respiro lo accompagna, i due si fanno compagnia.
Prendo le ore di yoga come esercizio per il mio corpo, lo faccio respirare, lo muovo. Mi sento energica quando finisco. È un aiuto, mi fa sentire bene.. vorrei farlo tutti i giorni, non voglio più stare lontana... da me.

lunedì 8 febbraio 2016

Kimartham - I perché nello Yoga



Da quando ho deciso di mettermi in rete con le mie attività professionali, tra cui in primis lo yoga, sono riemerse, e a tratti emerse per la prima volta, domande di varia natura a cui ho cercato di dare via via risposta, accorgendomi in qualche occasione che non avevo una risposta precisa o non ce l’avevo ancora.
Porsi domande tuttavia chiarifica la direzione, può far emergere indecisioni e allo stesso tempo evidenziare un disegno che nonostante tutto portiamo avanti da sempre. Il più delle volte anche a nostra stessa insaputa.

Quindi ho incominciato a porre domande alle persone che frequentano i miei corsi:
Quale è il tuo sogno più grande?
Lo hai realizzato?
E se la risposta è no, cosa ti trattiene o ti impedisce di realizzarlo?

Grande la sorpresa nello scoprire quanto è arduo dare espressione verbale al proprio sogno.
Facce sgomente in sala, alla mia domanda posta all’inizio della lezione di yoga. Silenzio che cala. Forse timore di esporsi? Certo, ma poi piano piano emerge per lo più la consapevolezza di un’assenza di sogni, almeno quelli da esprimere ad alta voce. Come mai? Cosa ci impedisce di dare voce forte ai nostri sogni? Quando smettiamo di sognare? Quando smettiamo di osare a parlare dei nostri sogni? A che punto della nostra esistenza pensiamo che sia il caso di accantonare il sogno in un cassetto?

Una risposta mi è rimasta particolarmente nelle orecchie:
“Il mio sogno più grande è scoprire quale è il mio sogno”

Cos'è che impedisce la realizzazione del vostro sogno?
Si fa largo una voce timida. Un volto femminile con meravigliosi occhi a mandorla sussurra quasi per se stessa all’inizio della lezione, prima di intonare l'Om… la paura.

Quale è il vostro sogno più grande?
Vedo il viso di una ragazza riempirsi di lacrime, emozione che sale. Emerge un sogno, un sogno che porta tanto fuoco, lacrime per qualcosa che è stato abbandonato sul cammino esistenziale.
Qualcosa che sceglie di non condividere con noi.
Si intuisce, si respira, si sente nell’aria il profondo valore e l’importanza del suo sogno.
La domanda deve aver smosso un luogo remoto dell’anima che va al di là delle asana, al di là di qualsiasi tecnica di respirazione, ha smosso lo yoga – l’unione nella sua interezza.

I perché nello yoga si evidenziano.
Le domande dell’umano, i perché – kimartham in sanscrito, tasselli fondamentali su cui la disciplina si è potuta sviluppare.

Lina 8.2.2016

giovedì 21 gennaio 2016

ESPERIENZA




Da anni trasmetto la mia esperienza agli altri, adulti e bambini, attraverso i miei corsi. Trasmettere significa tramandare una conoscenza acquisita ed è esattamente quello che accade durante le mie lezioni dove, oltre alla tecnica per assumere la corretta asana, cerco di far fluire tutta la gioia e la pienezza che lo yoga mi dona ai miei allievi.

Lina 

venerdì 8 gennaio 2016

YOGATHEATRE: UN INCONTRO ANTICO

Nel Yogatheatre questi due ambiti – Yoga e Teatro - si incontrano giocando di rimandi l’uno all’altro. L’attore,  per poter interpretare le tematiche dell’umano,  indaga profondamente se stesso e le vicissitudini esistenziali. Il praticante entra in profondo contatto con se stesso e il creato che lo circonda. Finora lo yoga è stato messo per lo più “al servizio” del training teatrale per ampliare le risorse sul piano mentale e fisico degli attori.

In questa specifica accezione, invece, si dà spessore e valore allo scambio. Si indagherà quanto il teatro contribuisce a portare nello yoga un’ottica diversa per riscoprire, o scoprire per la prima volta, la storia che può celarsi dietro la sequenza di Suray Namascar – Il saluto al sole.

Un energetico scambio basato sull’unicità di ciascuna delle due discipline e sull’altrettanta favolosa unicità di ogni persona.

In questo processo di continue mutazioni, il lavoro sulle sequenze canoniche dello yoga potrà fare leva sulla fantasia del praticante chiamato a narrare una storia in armonia con le posizioni yogiche; allo stesso tempo il praticante yoga imparerà le tecniche teatrali per calarle nella sua pratica yogica quotidiana.

Suray Namascar, il saluto al sole, diventa in questo modo il racconto della ricerca di un'unione tra tutti i vari stadi rappresentati nella sequenza.
Racconterà della storia dell’uomo a cui viene data la possibilità di ripercorrere il suo stadio di minerale (tadasana) fino ad arrivare al sole. 


giovedì 7 gennaio 2016

PRATICARE



Perché praticare lo Yoga?
[da una citazione di Gèrard Blitz] 
 "La domanda che ci possiamo porre è quella di sapere perché pratichiamo lo Yoga. La risposta a questa domanda è semplice. Lo Yoga è un mezzo che ci permette di migliorare la qualità della nostra vita (…). Essenzialmente lo Yoga equilibra le nostre funzioni. Facilita la regolazione e la coordinazione involontaria del funzionamento estremamente complesso del corpo. E’ attraverso l’equilibrio del corpo, attraverso l’equilibrio fisiologico, che creiamo le condizioni per l’equilibrio psicologico, di cui noi siamo profondamente mancanti (…). C’è effettivamente un segreto nello Yoga. E’ racchiuso nella sua trasmissione che è iniziatica: avviene da una persona ad un’altra (…). L’unità (lo Yoga) di cui si parla, riguarda il corpo e il mentale. Noi siamo prigionieri degli automatismi del circuito mentale, della dipendenza dalla memoria. La nostra vita è predeterminata poiché le nostre risposte sono predeterminate. La pratica dello Yoga consiste nel liberarci da questa dipendenza, nel ritrovare la libertà del pensiero e dell’azione e, per naturale conseguenza, la creatività e l’amore. Più semplicemente e profondamente, la disponibilità agli altri."

Gli studi medici recentemente avviati affermano che la pratica delle posizioni yoga e le tecniche di respirazione complete, trasformano la chimica del corpo e il sistema nervoso.
Lo Yoga, se viene praticato correttamente e con perseveranza, può offrirci uno stato di salute e armonia fisica e mentale. La respirazione profonda rilassa il corpo, elimina lo stress e tranquillizza la mente. 

Praticando le posizioni YOGA, le tecniche di respirazione e di meditazione, possiamo arrivare ad un equilibrio fisico, psichico, mentale e spirituale che è la sorgente della felicità.
 Incamminarsi sul sentiero dello YOGA significa dedicarsi all’esplorazione dell’equilibrio, della serenità, del benessere, delle proprie sensazioni e soprattutto della sicurezza e della conoscenza di sè.


Lo Yoga non è un una tecnica, non si tratta di copiare una forma. E' unicamente ed esclusivamente un'esperienza. La caratteristica di questa esperienza è di essere sempre personale. Per conoscerla non si può che viverla.
Sottoponete le parole alla prova della vostra esperienza. Non lasciatevi influenzare dalle parole altrui. Mettete alla prova ogni parola con il lavoro e la pratica [...] L'esperienza è reale; le parole non sono reali: le parole sono degli altri, l'esperienza è solo vostra."  [B.K.S. Iyengar]
 Lina
Immagine catturata dal web

lunedì 28 dicembre 2015


 Ellen Auerbach da http://www.museumdefundatie.nl/693-Auerbach_EN.html

Pensieri by Lina 

18 Dicembre 2015: le Donne del Bauhaus.

Ore 9: appuntamento mattutino per registrare l’intervista di Barbara Favaro sulla bellezza e il suo progetto Visions make Beauty
ore 10.05: termina l’intervista ma non riesco a staccare e, non so come e da dove, all’improvviso e inaspettatamente mi si presenta nella mente “Bauhausfrauen... le donne della scuola del Bauhaus”. Anni addietro avevo sfogliato un libro tedesco che parlava dell’importanza della presenza di docenti femmine nella scuola del Bauhaus, pensai all’epoca: guarda te! Allora il Bauhaus va ben oltre Walter Gropius e gli altri più noti nomi maschili, ma perché non vengono ricordate le figure femminili perché non viene dato spazio in generale a chi contribuisce in modo fondamentale alla riuscita di un'impresa, uomini o donne che siano?

Nel libro  Bauhaus-Frauen - Meisterinnen in Kunst, Handwerk und Design di Ulrike Müller  purtroppo non ancora tradotto in italiano si raccontava di un'insegnante, caspita non mi ricordo più il nome! Forse Anni Albers,  del corso di elaborazione e creazione tessuti che spronava la fantasia dei studenti facendoli sperimentare il movimento nella danza per poi mettere in tessuto tale esperienza (http://www.aaa.si.edu/collections/interviews/oral-history-interview-anni-albers-12134). Metodi non ortodossi, innovativi, magari tanta educazione scolastica odierna polverosa e arida potesse prendere spunto! 
Vado a cercare su google, ecco che si presentano i nomi di altre due docenti Florence Henri e Ellen  Auerbach. Guardo le loro foto, quanta freschezza e curiosità nello sguardo al quotidiano, rivisitato attraverso la figura della donna. Bauhausfrauen, donne del Bauhaus, spesso tras(o)scurate nel raccontare la famosa scuola di Weimar.
La loro curiosità, l'espressione del movimento e la loro tenacia mi incantano e mi portano continuamente all'analoga espressione presente nel teatro e nello yoga, presente nella vita in fin dei conti.
Sorrido e mi chiedo: ma da dove sarà scattato questo pensiero? E subito dopo: ma potrò pubblicare le foto che ho scelto da internet per condividerle? 

Sì, eccole quelle di  Ellen Auerbach e Florence Henri :

Ellen Auerbach da http://www.museumdefundatie.nl/693-Auerbach_EN.html


Florence Henri http://artblart.com/tag/florence-henri/