sabato 16 luglio 2016

Yoga in Natura......per Bacco!



Ashram di Babaji nella rossa terra di Puglia a Cisternini, tanti ma tanti anni orsono.
Un work shop intensivo di yoga con il mio amato maestro Mario Ciccarelli mi ha portato in questo luogo magico.
Sveglia alle 6 per poi partecipare alla Puja (presso la religione induista, Pūjā  (dal sanscrito reverenza) è un termine che genericamente indica un atto di adorazione verso una particolare forma della Divinità, che può esprimersi in un'offerta, un culto, una cerimonia o un rito).
Meditazione, Canti, silenzi, offerte di frutti e cibo al fuoco centrale, suono della conchiglia gigante alimentata dal soffio potente di un uomo. Poi una donna passa porgendoci in mano pezzetti di ciò che mi sembrava torrone. Porto alla bocca, sciolgo sulla lingua… dolcezza, pasta ruvida di sesamo e mandorle.
Tutto il mio essere nello scoprire per la prima volta quei sapori, che pur già conoscevo ma non con questa meravigliosa intensità, è in festa. 
I sensi sono amplificati, espansi dopo la meditazione e la pratica.
Assaporo e mi sento sapore allo stesso tempo. Solo dopo, durante i giorni a seguire, mi rendo conto che ho sperimentato attraverso questa esperienza, partita dalla meditazione, la pratica yoga  e la puja,  il senso dell’unione completa, ho vissuto Lo Yoga – l’unione.

Oggi nel 2016 desidero realizzare un’idea nata qualche anno fa, facendo tesoro di questa mia esperienza appena descritta.
Meditazione, canto, yoga immersi nella natura per poi, con tutto l’essere predisposto alla meraviglia del sentire, sperimentare il gusto, il profumo, l’incanto del succo d’uva fermentato – il vino. Liquido carico di storia e di significato simbolico dell’umano.

Ne parlai in passato a qualcuno, risata a mo' di sfottò “eh, già bella idea , prima vi ubriacate e poi fate yoga, beh, allora vengo anch'io se questo è yoga!”.No, questo per l’appunto non è yoga, yoga non è e non è mai stato l’eccesso, ma la ricerca dell’equilibrio, del rispetto, dell'ascolto e dell’unione delle cose.  Provai delusione e poca convinzione nel portare avanti il progetto dopo queste reazioni.

Non ho realizzato la mia idea fino a quando ho incontrato il maestro di Tantra – Hatha Yoga Paolo Proietti. Gliene parlai quasi per scherzo. Sorpresa, meraviglia. Paolo non commentò negativamente e nemmeno i suoi colleghi-amici che resi partecipi in una nostra chat. Anzi, mi dissero: “Facci sapere quando organizzi il prossimo evento”. 
Ma io quest’evento non l’ho mai organizzato prima! 
Perché? Si chiede il mio essere. Perché non ci hai creduto fino in fondo, perché?  
Scatta qualcosa…
Il giorno dopo mi ritrovo al cellulare a parlare con Enrico di Martino dell’azienda vinicola Cascina Belmonte (http://www.cascinabelmonte.it)  per descrivergli la mia idea. Accetta. Sopralluogo: natura stupenda, boschi, prati, vigne. Il mio cuore sorride mentre scegliamo lo spazio verde con vista sui vigneti dove accogliere gli yogi e le yogini, dove si svolgerà la meditazione e la pratica e la degustazione a seguire. 
“E se qualcuno proprio non vuole assaggiare il vino, abbiamo ottimi succhi naturali d’uva non fermentata”, sorride Enrico mentre mi porta verso gli alveari, con le api uscite tutte a sciamare per la grande calura. Cammino a piedi nudi nel prato ricolmo di fiori e cavallette, torno all’entusiasmo dei bambini mentre Enrico mi dice: “Io su questi prati ci giocavo da bambino”.
Scegliamo i giorni di luna piena. 
Si, ci sono! Un altro dei miei sogni si sta per realizzare. Mi guardo attorno ricolma di felicità. Vedo, percepisco, annuso l’attenzione nel far crescere le vigne in modo naturale, biologico.
Tutto questo si sentirà sul palato, ne sono certa, quando gusteremo il profumo del vino e saremo gusto e colui/colei che gusta allo stesso tempo. Saremo in unione con un universo magnifico.
E allora che Yoga sia, Per Bacco!

lunedì 11 luglio 2016

George Harrison - Il sapore del sitar indiano e dello yoga nella musica dei Beatles


"e' strano vedere i musicisti pop con il sitar...George Harrison, lui veramente voleva imparare" 

così diceva uno dei massimi musicista di musica indiana Ravi Shankar. 
George Harrison prese lezioni di sitar (strumento a corde della musica classica indiana) da Shankar 
Il Godfather of World Music ( il padrino della World Music) 
come lo definiva lo stesso Harrison 


Nella canzone Within you without you 
il componente dei Beatles Harrison racconta l'India, lo Yoga in musica e versi 

DENTRO DI TE O SENZA DI TE
Parlavamo
dello spazio tra noi tutti
e della gente che si nasconde
dietro un muro di illusione
non intravede mai la verità
poi è troppo tardi
quando muoiono

Parlavamo
dell'amore che tutti potremmo condividere
quando lo troviamo
bisogna fare del nostro meglio per tenerlo lì
con il nostro amore
potremmo salvare il mondo 
se solo sapessero

Prova a capire è tutto che è tutto dentro di te
nessun altro ti può far cambiare
e a vedere che davvero tu sei solo molto piccolo
e la vita scorre dentro di te o senza di te

Parlavamo
dell'amore che è diventato così freddo
e della gente che conquista il mondo
e perde l'anima
Non sanno, non capiscono
Sei uno di loro?

Quando riesci a vedere al di là di te stesso
allora puoi trovare
la pace interiore che sta aspettando
e verrà il tempo
in cui capirai che siamo tutti uno
e la vita continua a scorre dentro di te e senza di te

(tratto da http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=6639&lang=it, con mia correzione della traduzione nell'ultima riga in quanto a mio avviso la traduzione fornita non è attinente al significato originale inglese)

mercoledì 4 maggio 2016

L'ELOGIO DELL'IGNORANZA



Mercoledì 4 maggio 2016, ore 11.45 circa, sono in viaggio per Brescia.
Uno dei pochi momenti, l’auto, in cui riesco ad ascoltare la radio. Giro un canale dopo l’altro alla ricerca di una musica di mio gradimento che mi accompagni nel viaggio. Alla parola Galileo a cui segue Festival di Padova mi fermo, anzi a ben pensarci è stato il sostantivo “innovazione” a suscitare il mio interesse. Scopro che da domani 5 maggio fino a sabato 7 maggio Padova ospita GalileoFestival dell’Innovazione. Un folto programma: interventi nell’ambito di economia, scienza, arte e cultura all’insegna dell’innovazione. Ascolto le parole illuminate di un professore della cui esistenza non sapevo assolutamente nulla fino ad ora: Il professor Piero Formica.
Il suo pensiero mi fa gioire, sono assolutamente, e da tempo, della stessa idea.
Ore 15.00 sono a casa e davanti al pc per saperne di più.
Dopo qualche ricerca, ecco che trovo un video di una sua conferenza. Caspita 17 minuti e 28 secondi, troppo lungo, penso, troppo lungo per un post, eppure desidero condividere questi pensieri.
Mi metto a scrivere dopo aver ascoltato 9 minuti e 41 secondi di relazione del professor Formica. Decido di infischiarmene della lunghezza e del fatto che tanti non hanno né tempo né voglia di ascoltare un intervento così lungo.
La teoria della sindrome del pozzo è fantastica. Dice “gli esperti sanno sempre più di sempre meno, fino a sapere tutto di niente e più sanno meno si fanno cose davvero nuove, ciò che invece non capita agli ignoranti creativi”, e poi spiega: “Nella vita si impara, si diventa esperti, ma è come entrare in un pozzo, un pozzo di conoscenza, appunto: all’inizio c’è tanta luce perché proviene dall’esterno, ma via via che si scende verso il fondo, dove c’è la specializzazione, il luogo si fa più buio e si perde la visione generale. Nella mente del principiante ci sono tante possibilità, la differenza la fa l’intuizione” 
Scopro la Singularity University, una nuova visione dell’università, non c’è più una suddivisione in dipartimenti, ma c’è una co-evoluzione della conoscenza. Ciascun studente può uscire da questo percorso di studi ed essere molte cose allo stesso tempo, dice Formica: “Immagina di vedere un geologo, ma che allo stesso tempo ha le basi per essere un bravo scenografo… è da qui che nasce l’innovazione, occorre mescolare sostanze equipotenti, lettere con la matematica. I ragazzi non devono pensare all’università come ad un pezzo di carta e sulla base di questo scegliere la facoltà, occorre far passare il messaggio ai giovani che devono essere loro ad orchestrare gli impulsi che gli vengono trasmessi... “.

Quanta attinenza con lo yoga, questo elogio dell’ignoranza. Ogni volta incamminarsi verso una posizione con l’elogio dell’ignoranza. Ignoro come va eseguita la posizione, ho la libertà e la creatività di scoprirlo ogni volta da capo.

Vado ad ascoltarmi i restanti 10 minuti di questa meravigliosa relazione!

Lina


 

 

mercoledì 20 aprile 2016

INTERVISTA SULLE VISIONI E SULLA BELLEZZA

Ho incontrato un'amica, Barbara Favaro, per una chiacchierata e questa è la registrazione che potete ascoltare o scaricare gratuitamente dal blog di Visions make Beauty:


https://visionsmakebeautypodcast.wordpress.com/2016/04/19/01x14_visionsmakebeauty-presenta-lina-coppola/

Spero vi piaccia e che vi dia energia per prendere in mano la vostra Visione di Bellezza e darle nuova vita.

Lina

venerdì 1 aprile 2016

Quando perdere tempo non è tempo perso

Circulation(s) Festival de la jeune photographie européenne


Teresa Giannico - Landscapes in Milan 

 ....e così, facendo tutt'altro, scopro questa mattina il festival parigino Circulation(s)  dedicato ai giovani talenti europei nel campo della fotografia. Tra loro  anche una giovane donna italiana Teresa Giannico che crea pazientemente  piccoli plastici per poi ritrarre questi universi statici e quasi irreali con la macchina fotografica . Incomincio a vedere mondi, emozioni, scelte, commenti, idee trasformati da questi giovani artisti in fotografia. Il tempo incalza ....devo fare tutt'altro...., è per questo che mi sono seduta davanti al pc questa mattina! Non resisto, continuo e continuerò rivendicando nei miei stessi confronti il diritto di "perdere tempo", di crearmi un buco temporale creativo.....sorrido, sono felice....ho perso tempo?

Tsakiri Katerina 



sabato 19 marzo 2016

Quando il respiro diventa ascolto


Il respiro come I(n)spirazione, essere i(n)spirati

Credo che l'incontro con un libro non sia mai casuale, spesso sono loro a trovare noi.
E' successo così con il testo di Silvia Biferale edito da Astrolabio, segnalatomi da Cristina una meravigliosa donna solare e attenta che frequenta il mio corso di Shyoga il lunedì mattina a Fasano sul lago di Garda. Nello Shyoga ho voluto coniare un percorso che unisse la dualità del trattamento Shiatsu con lo Yoga.

Due respiri, due suoni silenti, due ascolti per un percorso interdisciplinare.
" (...) con l'ascolto facciamo l'esperienza di qualcosa di esterno che sta all'intorno e all'interno, che allo stesso tempo avvolge la nostra superficie cutanea e penetra nel nostro corpo." ibidem pg.74

venerdì 4 marzo 2016

KIMARTHAM – Atto secondo - Perché pratichi yoga?


Kimartham - Perché  in sanscrito
  
Il testo che segue mi è arrivato via email dopo la domanda da me posta in sala all’inizio della lezione yoga. Perché pratichi yoga?
La domanda è rimasta sospesa, aleggiava sulla pratica delle asana, si continuava a respirare nell’aria nonostante nessuno avesse dato una risposta, nessuno aveva sentito quella sera il bisogno o l’esigenza di rispondere. 
Domando per stimolare, non tanto per ricevere una risposta immediata e forse nemmeno per ricevere una risposta in generale.
Passano i giorni ed ecco che arriva inaspettatamente un messaggio sul cellulare: “Lina mi dai la tua email? Voglio rispondere per iscritto alla tua domanda”. 
Marta pratica yoga da circa 4 mesi. Marta dal volto fresco e curioso di giovane donna, si è voluta confrontare con questo KIMARTHAM. Ha accettato di condividere il suo pensiero prima in sala e poi qui in rete. Pubblico il  testo integralmente, con il suo permesso. 

Faccio yoga perché ho capito che dovevo prendermi dello spazio per me, per l’ascolto del mio corpo, per dargli importanza, perché lui è più vero della mia mente.. quella a volte mi prende in giro senza che neanche io me ne accorga. Il corpo no, è più libero, e per questo merita la stessa consapevolezza e lo stesso ascolto che do alla mia mente. I due devono comunicare, non possono stare distanti e separati. Si creano dei blocchi che non fanno fluire il giusto “traffico”.
La nostra società vuole uomini e donne perfette con corpi perfetti e l’unicità della persona viene tralasciata. Tanti cercano un maestro da cui imparare: prima lo cercano, deve essere quello giusto per loro affinché possano fidarsi, e poi vorrebbero affidargli la loro vita in mano:
 “Caro maestro, insegnami la strada, fammi vedere dove hai trovato la luce, porta anche me, ti sarò fedele e riconoscente”. 
Ma le cose non vanno così, non esiste LA STRADA, non c’è giusto e sbagliato, la strada giusta è la nostra, quella che pazientemente troviamo noi, quella che costruiamo giorno per giorno, senza esattamente sapere dove ci porterà. La vita è così misteriosa, imprevedibile. Ci spaventa, vorremmo delle sicurezze e invece non ce ne sono. Allora, una volta capito questo, ci rimane di essere felici e grati a noi stessi, e tendere all’ascolto. Ci vuole coraggio ad ascoltarsi e ad ascoltare, si scoprono cose che non si vorrebbero sapere, che sono dolorose, ma quelli siamo noi, e quelli sono gli altri nella loro complessità! Forse LA STRADA può essere quella di conoscersi.
Lo yoga mi aiuta a trovare la dimensione di vivere il presente, la dimensione della condivisione, dell’ascolto. Quando inizia la lezione e si parte con l’om tutto il resto viene chiuso fuori, non importa più nulla, il tempo non esiste più, siamo solo noi. E io mi sento in una grotta sicura. Ci sei tu e le tue campane, adoro quelle vibrazioni che fanno vibrare anche me, starei ore ad ascoltare. Mi piace quando ci accompagni in savasana, la tua voce è calda, vicina e presente. Sussurrata. 
Il corpo entra nella terra, dopo essersi allungato, dopo avermi parlato, tirato, bruciato, e il mio respiro lo accompagna, i due si fanno compagnia.
Prendo le ore di yoga come esercizio per il mio corpo, lo faccio respirare, lo muovo. Mi sento energica quando finisco. È un aiuto, mi fa sentire bene.. vorrei farlo tutti i giorni, non voglio più stare lontana... da me.